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Racconti del secondo e terzo Millennio

Padre e figlia Renato e Luciana Coèn

Racconti del secondo e terzo Millennio - Padre e figlia Renato e Luciana Coèn
Curatore: Luciana Coèn
Collana : Impronte

Novità

ISBN:9788860394972. , Anno 2020

pagg. 124; cm 14X21 Italiano
Br.

€ 12.00


Descrizione
Ormai da tempo Luciana Coèn è impegnata in un attento riordino delle numerose carte lasciate da suo padre, documenti la cui varietà rappresenta lo specchio più fedele della vastità degli interessi di un uomo che ha vissuto pienamente gli stimoli del suo tempo.
Sfogliare i documenti prodotti da Renato Coèn nell’arco di tutta una vita, ha condotto Luciana ad affrontare un intenso percorso di ricerca, pungolato dalle sorprese che questi riservavano e che, un foglio dopo l’altro, le hanno fatto riscoprire un padre al quale sente sempre di più di somigliare.
Lo stesso rinvenimento dei racconti rivela un aspetto della figura paterna che Luciana, frequentatrice della medesima forma narrativa, ritrova in sé e che è sfociato in un accuratissimo lavoro di comprensione e ricomposizione contrassegnato da un rispetto totale degli originali, riprodotti in questa occasione nella loro integrità, conservando non solo i termini ormai desueti, ma anche le piccole imperfezioni e discontinuità che vi si rintracciano.
Figli dell’epoca che li ha visti nascere, gli scritti di Renato Coèn non possono che risentire delle conseguenze degli avvenimenti che hanno segnato quegli anni.
Non stupisce quindi di scoprirli fortemente caratterizzati da riferimenti alla seconda guerra mondiale, evocata attraverso gli atroci effetti che questa ha prodotto, o scorgere l’ombra della deportazione degli ebrei nei campi di sterminio nazisti, evento che, pur non avendolo toccato direttamente, ha lasciato una traccia profonda nell’autore.
Leggendoli incontriamo una visione del lutto inteso come ferita che spezza l’esistenza di chi resta e lo fa rimanere a galleggiare in una vita che è solo attesa di ritrovare i cari; veniamo poi confortati dall’incontro con l’amicizia, sentimento che Coèn lega a concetti altissimi quali la fedeltà e la lealtà e che, non a caso, associa ai bambini ed a chi, nonostante gli orrori della guerra, conserva lo sguardo limpido della condizione infantile.
Le storie, inoltre, rivelano uno stile del tutto personale, un modo di affrontare scrittura che in certi casi vede l’autore farsi indietro, quasi nascondersi per lasciare tutto lo spazio possibile ai pensieri dei personaggi o usare frasi brevissime, a sottolineare in maniera incisiva l’espressione di un contenuto.
Caratteristiche del genere si rintracciano anche nei racconti di Luciana Coèn, che a volte sembra procedere “per via di levare”, lasciando sottinteso tutto ciò che non è strettamente necessario all’economia della frase.
Tale modo di accostarsi alla parola scritta, però, a volte contrasta nettamente con periodi molto lunghi, l’estensione dei quali rispecchia il lavorio mentale di un personaggio che non riesce a mettere un argine al fluire dei propri pensieri; succede in Sex Alzheimer, in cui si trova una perfetta corrispondenza tra la lingua ed il disorientamento del malato, e in Madre migrante, dove rende il dolore ed il tormento di una donna costretta a separarsi da un figlio piccolo.
Naturalmente anche i racconti di Luciana riflettono il suo tempo e non possono che differenziarsi da quelli di un padre con il quale, complici la grande differenza di età e la perdita precoce, non ha potuto condividere tutto ciò che avrebbe voluto.
C’è però un elemento che, al di là delle analogie stilistiche, niente affatto ricercate dal momento che Luciana ha rinvenuto i racconti paterni solo dopo aver scritto i suoi, li avvicina in maniera stupefacente ed è l’approccio nell’affrontare il tema amoroso.
In Franco e Mirella, di Renato, e La donna del giovedì, di Luciana, che descrivono storie d’amore tanto appassionate quanto complesse, emergono infatti similitudini sorprendenti: le stesse dinamiche tra amanti, la medesima concezione del rapporto ed una visione che, se oggi può non stupire, risulta di grande modernità per un racconto scritto quasi settant’anni fa.
È come trovarsi davanti ad uno specchio, come leggere una storia rimeditata nella forma dopo più di mezzo secolo, segno che certi elementi sono dentro di noi e che fanno parte di una silenziosa eredità alla quale, sorprendendoci, ci scopriamo straordinariamente vicini.
Eleonora Tozzi .

Un brano

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