Il Treno che Verso Fa
Mi è sempre piaciuto guardare le mie “creature” da queste tre prospettive. E in effetti la raccolta che avete fra le mani vuole avere in sé proprio quelli che, scientificamente parlando, definirei gli “enzimi” atti a innescare il processo poetico.
Ma a cosa servono tanti stimoli senza un motore adatto a canalizzarne l’energia, permettendo alla poesia di arrivare ovunque essa voglia? Beh, qui entra in gioco quel qualcosa che non si ferma a puntualizzare sulla parola ben scelta o sul suono azzeccato. Sto parlando proprio di quell’instancabile muscolo che è il cuore: il solo capace di trasformare la semplice parola in pura emozione.
“Il Treno che Verso fa” è il risultato di una curiosa esplorazione iniziata una comunissima mattina autunnale del 2015. Nell’attesa di un treno che non avendo mai tardato prima, insolente, si faceva desiderare.
A caldo, pensavo: “capita solo a me!”, “ma proprio stamani!”. A freddo, conclusi che ormai dipendevo da quel treno come si dipende da una droga, dal gioco, dal fumo o da una qualsiasi abitudine che, indossata troppo a lungo, finisce per puzzarti addosso e appestare tutto quello che ti circonda.
La sconvolgente riflessione scaturita da questo episodio mi ha portato a vedere in quel treno l’interlocutore perfetto a cui confessare e affidare i miei pensieri. I pensieri e le paure di un ventenne che non si accontenta di vivere la vita, ma cerca sempre di renderla attiva testimone e strumento presente in ciò che all’apparenza si mostra inanimato.
Un treno che procede a passo d’uomo poiché sfreccia osservando ogni fermata. Un treno solo e infinite direzioni. Tre carrozze cariche di sogni e delusioni, ricordi e avvenire.
Finché ci saranno solide rotaie, libere poesie viaggeranno per le vie del mondo. Finché al binario ci sarà una rima o un’immagine a salire sul vagone dell’anima, un controllore veglierà sul suo viaggio verso l’immortalità del verso poetico.
TUTTI A BORDO E BUONA LETTURA!